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Il Gesù storico ti salva?

  • Walter Amirante
  • 31 dic 2025
  • Tempo di lettura: 10 min

Aggiornamento: 4 giorni fa

Lettere a una brava persona

Walter Amirante



« Sulla cattedra di Mosè si sono seduti gli scribi e i farisei.

Praticate e osservate tutto ciò che vi dicono,

ma non agite secondo le loro opere,

perché essi dicono e non fanno. »


(Matteo 23,2-3)



I

Del metodo conoscitivo
 
31 dicembre 2025

Qualche giorno fa mi hai chiesto cosa io ci trovassi nella figura di Cristo. Hai esternato i tuoi sentimenti, affermando che l'argomento ti diceva qualcosa, nel senso che ti toccava nel profondo. Ho sentito che era importante per te. Ti scrivo dunque senza retorica, come se parlassimo a viva voce, con libertà, tra amici. Non è semplice rispondere e direi che sarebbe necessario un preambolo. Bisogna infatti distruggere non pochi pregiudizi e modi di pensare. Anzitutto, devi dimenticare la chiesa in genere e tutta la sua storia criminale. Infatti, dopo aver ricevuto il battesimo, Cristo fu tentato dal diavolo e lo vinse. Al contrario la chiesa, dopo aver ricevuto il Vangelo, non solo fu tentata, ma divenne nel tempo il braccio armato di Satana, o se vuoi del Male. Ricorda: le chiese cristiane (cattoliche, protestanti, etc.), sono impregnate di stupidità, tenebre e radicali ingiustizie. Sono poche le realtà sane, dove i diritti umani sono rispettati e le discriminazioni sono state abbattute - realtà però che resistono perché protette dallo Stato e da una società che condivide gli stessi valori. Vedi ad es. le chiese del Nord Europa (Danimarca, Svezia, Finlandia).
 
Bisogna poi distruggere il pregiudizio dell’ottimismo, un mostro che crea solo disperazione e di cui il capitalismo si serve per i suoi fini. Devi vedere il positivo, se hai un problema basta “lavorare su te stesso”. Sei depresso? C’è lo psicologo a 80euro l’ora. Sei stressato a lavoro? L’azienda ti mette a disposizione un “coach” che ti suona il flauto. Utilizziamo tecnologie basate sullo sfruttamento dei bambini nel Congo? Lascia stare i “massimi sistemi”, dicono, concentrati su cosa puoi fare tu, nel tuo piccolo, magari puoi parlarne con qualcuno, il dialogo aiuta; è importante che tu possa esprimerti… forse hai bisogno di una vacanza? Insomma, il risultato è sempre lo stesso: bendarsi gli occhi e anestetizzare la sensibilità umana. Certo, non vogliamo nemmeno un tetro pessimismo senza prospettive. Bisogna dunque essere realisti. La realtà è il male. Il progresso è illusione e ingiustizia. Tutto è farsa e l’individuo, per dirla con Schopenhauer, è lo zimbello della specie. Ma su questo punto non voglio dilungarmi, perché ho già trattato la questione della natura e del male nel mio sistema filosofico - è certo possibile che, a breve, io faccia accenno qua e là ad alcune dinamiche, ma comunque non le svilupperò nella loro ampiezza. Non fuggire dalla realtà ti permette dunque di interrogarti sul tuo destino, sulla tua salvezza. Chi ti salva?
 
Ora, un altro pregiudizio da far cadere è quello della Rivelazione (o delle verità rivelate). Cioè, il credere che la ragione – e io dico anche l’esperienza - non possa accedere alla Verità. Dunque l’umanità avrebbe bisogno di una conoscenza alternativa, calata dall’alto, da un dio, etc. Tutto ciò alla fine porta al fanatismo perché lo sciocco trasforma la Bibbia, che è un libro puramente umano, in un oggetto sacro e inviolabile che nessuno ha potuto manomettere, e il cui messaggio non può essere compreso appieno dalla “misera” ragione umana. In genere, chi afferma queste idiozie è gente che non sa declinare “tavolo” in latino, oppure, se qualcosa hanno studiato, il loro cervello è talmente accecato dal pregiudizio e dalla paura di morire che sarebbero disposti a credere a qualunque cosa, pur di ottenere una magra e illusoria consolazione. L’individuo è avvolto dalle tenebre, dalla durezza della vita, dalla coscienza che può morire da un momento all’altro. Tutto ciò lo terrorizza. Il suo istinto è programmato per sopravvivere. E l’istinto lo porta a generare sistemi in cui vi è la possibilità, o la presunta certezza, che non morirà mai (il mondo ultraterreno).

Parlando ad un piccolissimo gruppo errante d'indigeni che vive nelle foreste d'Amazzonia, chiedono: “Dopo la morte, dove andate?” E loro rispondono: “Il nostro spirito va in cielo, e non torna più. Prima costeggia la riviera, poi sale su in cielo, e ci resta per l'eternità.” L'indigeno che conosce i numeri solo fino a dieci, e i grandi teologi di più o meno tutte le religioni, credono nella stessa cosa: è quindi un archetipo, o chiamalo come vuoi. La religiosità è un meccanismo innato e primitivo che spinge gli uomini ad inventare racconti per non soccombere alla disperazione della fine. Certo, ci sono qua e là piccole differenze - i cristiani, infatti, crederebbero nella resurrezione della carne, ma tuttavia tale concetto è loro abbastanza oscuro e i più lo dimenticano (la platonica resurrezione dell'anima sembra avere la meglio, da sempre). Ora, anche quando l’istinto porta l’individuo al suicidio – e qui potresti pensare ad una contraddizione di tale meccanismo di sopravvivenza - questo accade affinché la stessa specie sopravviva (è l’equilibrio della natura che evita il sovrappopolamento). L’individuo agisce sempre, in un modo o nell’altro, per favorire la specie e il suo persistere. Poi ognuno giustifica le azioni come vuole, ma dietro di esse si nascondono meccanismi strutturali, fini ben precisi: chi ci guadagna? La specie (vedi i libri I e II del mio sistema). Non credere inoltre che vi sia una differenza tra natura e cultura. La cultura è un prodotto della natura ed è a servizio di questa.
 
Dunque, per tornare a noi, è fondamentale il metodo del libero esame, ovvero l’interpretazione autonoma e soprattutto adogmatica della Bibbia attraverso la ragione, l’esperienza (non falsata da allucinazioni) e il rispetto assoluto dei diritti umani. Quest’ultimo punto non rappresenta una forzatura, perché ad esempio sulla questione femminile le chiese storiche o le nuove denominazioni hanno da sempre ingannato - e ingannano - le donne, sottomettendole al patriarcato, ignorando e manipolando il Nuovo testamento - dove in realtà esse hanno un ruolo di primo piano, predicano, sono leaders. Una chiesa che non permetta alle donne di guidare una comunità si pone in aperto contrasto il Nuovo Testamento, commette ingiustizia e quindi è e sarà sempre nelle tenebre. Non dovrebbe forse, una tale istituzione, comparire in tribunale e pagare per i suoi crimini? Condanniamo le persone per molto meno. Al contrario, molti altri passaggi della Bibbia, spesso problematici, possono essere con facilità risolti dall’esegesi, e direi anche risolti con una certa logica. Altri invece sono errori o pericolose aberrazioni da rigettare.
 
Ultimi consigli: fa attenzione a non proiettare sulla Bibbia i tuoi pregiudizi mentali o infantili. Ad es., hai avuto un padre violento e allora concepisci l’immagine di un Cristo che è venuto soltanto a portare la spada sulla terra, o di un dio tremendo che ti controlla e non vede l’ora di mandarti all’inferno. Oppure pregiudizi familiari ricevuti attraverso il linguaggio verbale e non verbale: “Anche se ipocriti, nella nostra famiglia siamo da sempre cattolici” “Nella nostra famiglia le donne devono tacere e fare figli” “Nella mia famiglia siamo ottimisti, quindi il mondo è bello” “Siamo persone serie e ligie al dovere” “Siamo atei e agnostici da generazioni”. O ancora messaggi più specifici diretti al bambino: “Sarai sempre un fallito” “Non crederci troppo” “Sii egoista” “Non ti amiamo”. Queste dinamiche potrebbero farti leggere la Bibbia in modo sbagliato, inducendoti a costruire un sistema artificiale basato solo su versetti minuziosamente selezionati. Creeresti un sistema illusorio – l’ennesimo! Non bisogna dimenticare che non si tratta solo di te, ma anche degli altri: deve esserci una certa responsabilità, perché un concetto inteso male può distruggere la vita di una persona. Se intendi l’inferno come un luogo di tormenti eterni, e non come l’ebreo Gesù lo concepiva, tu rischi di danneggiare psicologicamente un individuo fragile o di distruggere la psiche dei bambini (vedi gli Stati Uniti).
 
Ora, armata di quest’impostazione, credo tu possa affrontare la via che il Gesù storico ti prospetta, e di cui vi è una certa traccia nelle Scritture. Noi vogliamo infatti rispondere alla domanda delle domande: come otteniamo la pienezza di vita e la giustizia? Quindi ora ti propongo di riflettere e di assimilare tutto ciò. Ti anticipo soltanto la struttura del nostro percorso. Abbiamo appena parlato del metodo conoscitivo, cioè dei principi con cui dovresti affrontare la ricerca della verità (ragione, esperienza, diritti). Dopodiché analizzeremo la tesi secondo la quale soltanto il Gesù storico avrebbe la possibilità di salvare l’individuo e di infondere vera pienezza nella sua vita, e giustizia. Parleremo poi del paradosso ontologico (non aver paura dell’espressione apparentemente difficile). Nell’ultima parte, prenderemo in considerazione l’idea della divinità di Cristo e come questa possa essere intesa (forse tratteremo anche altri argomenti connessi). Sii felice.


II
8 gennaio 2026

Ancora una parola

Spero tu abbia passato delle serene vacanze. Come sai, in genere, i parenti aspettano il 24 sera per sfogare tutta la loro rabbia... la situazione è perfetta, la sala gremita. Quale migliore occasione? Quanto a me, sono ancora vivo. Ho trascorso un bel Natale. Senza il Natale la vita non avrebbe alcun senso. Ad ogni modo, credo tu abbia avuto tempo per riflettere sui contenuti della precedente lettera. Non sono molte le donne che si interessano seriamente alle verità contenute nei vangeli, al Gesù storico, al metodo, all'esegesi, etc., a meno che queste non intraprendano un percorso per diventare pastori. Per conto mio, non ho mai visto una donna sostenere sei ore di conversazione ad alto livello, come hai fatto tu. Ma ora, prima di procedere, vorrei affrontare ancora una questione da aggiungere al nostro preambolo. Non l’ho fatto la volta scorsa per non appesantire lo scritto. È però della massima importanza, poiché riguarda le parole pronunciate da Gesù (le vere parole).

La prima cosa che salta all’occhio è il fatto che Paolo, nelle sue lettere, non cita mai – ad eccezione di 1Corinzi 11,23-25 - frasi di Gesù o storie di miracoli. Sembra quasi incredibile, se pensiamo invece ai vangeli. Prima di scrivere le lettere a noi pervenute, Paolo ha predicato per circa quindici anni (grossomodo dal '30 al '45 d.C.), giorno e notte. Dichiara di aver conosciuto Pietro, di averci parlato. Sembra si sia poi confrontato diverse volte con Giacomo, il “fratello del Signore”, e con altre figure che avevano conosciuto Gesù. Eppure, non riporta mai i suoi detti, che sono comunque alla base dei vangeli, scritti a più di quarant’anni dalla morte di Cristo. Non solo, Paolo condanna chi proclama un vangelo diverso dal suo (che nel momento in cui scriveva era orale). Ne circolavano, infatti, diversi. Questi Vangeli orali sarebbero stati poi la spina dorsale degli scritti anonimi che conosciamo, attribuiti a Marco, Matteo, Luca, Giovanni. Inoltre, nella stesura dei vangeli a partire dal 70 d.C., gli scrittori avevano comunque inserito caratteristiche, o se vogliamo “colori”, che avevano l’obiettivo di rispondere a specifiche esigenze della comunità a cui si apparteneva: è il contesto vitale. In altri termini, i vangeli avevano dei destinatari ben precisi. Con l’adesione, poi, dei pagani alla verità di Cristo, furono inseriti anche racconti mitologici, in forma di variazione, come la nascita verginale, comune a molte altre religioni o storie pagane.

Se, infatti, il messaggio di salvezza non è solo destinato al popolo eletto, ma anche ai gentili, cioè i pagani, quelle storie mitologiche dovevano avere un qualche senso: erano verità imperfette. Dal mio punto di vista, i redattori dei vangeli, riutilizzarono quelle storie pagane non solo come “strategia” per attrarre nuovi fedeli, ma proprio perché vi lessero qualcosa tra le righe, come Paolo nel discorso all'Areopago. Rimane però il problema delle parole di Gesù. Ora, il contenuto della predicazione nei primissimi anni non si basò mai su ciò che lui disse, ma principalmente sull’adempimento delle profezie contenute nell’Antico Testamento. Accanto a questo prese piede un nuovo modo di interpretare il rapporto nei confronti della Legge giudaica.

Per conseguenza, vi furono novità anche nei temi, i quali fanno la loro prima apparizione proprio a partire da Gesù (anche se già in Giovanni Battista si prefigura una nuova visione). Su questo torneremo a breve. Dunque le uniche parole o frasi che conosciamo attribuite a Cristo, sono le seguenti e le riporta lo stesso Paolo in 1Corinzi 11,23-25: « Poiché ho ricevuto dal Signore quello che vi ho anche trasmesso; e cioè, che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: "Questo è il mio corpo che è dato per voi; fate questo in memoria di me." Nello stesso modo, prese il calice, dicendo: "Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo, ogni volta che ne berrete, in memoria di me." Poiché ogni volta che mangiate questo pane e bevete da questo calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga.»

Il passo è chiaramente problematico, dal momento che Paolo dichiara di averlo “ricevuto dal Signore”. A me non convince la posizione secondo la quale Paolo parlerebbe un linguaggio rabbinico (dal Signore = dalla tradizione), perché in altri passaggi dichiara di aver ricevuto il messaggio di salvezza non da uomini, ma per rivelazione di Gesù Cristo. Paolo non ragiona come un comune rabbino, ma vive in una dimensione alterata fatta di visioni, intuizioni, verità. Il mondo, per Paolo, sta per finire. Egli sente la realtà in senso apocalittico ed escatologico. Molti versetti terrificanti del suo pensiero si spiegano facilmente se teniamo conto del suo stato d'animo. Per una persona che crede nell'imminente apparizione di Cristo Giudice, non avrebbe avuto alcun senso istigare gli schiavi alla ribellione contro i padroni. Ti ho voluto fare un piccolo esempio, ma probabilmente avremo modo di riparlarne alla fine, quando affronteremo l'esegesi.

Ora, 1Corinzi 11,23-25, come molti altri passi, verrà poi integrato nei vangeli canonici. È evidente che se Cristo rivelò a Paolo quelle parole, gli evangelisti poterono metterle, effettivamente, in bocca a Gesù, senza chiedersi se, dal punto di vista storico, ci fosse un qualche fondamento. Voglio essere sincero con te: qui, oltre alla mia posizione, ti sto sintetizzando decenni di ricerca storico-biblica; ma io credo che non sapremo mai quali parole Gesù abbia detto con esattezza. Tuttavia, sono convinto di una cosa: abbiamo una certezza assoluta sui temi che, a partire da lui, apparvero nel giudaismo del I° sec. Temi nuovi, dunque, ma mai in totale opposizione al pensiero giudaico; l’ebreo Gesù è sostanzialmente un riformatore radicale e, anche se alcuni punti del suo programma sono rivoluzionari, egli si muove all'interno del giudaismo. Gli evangelisti ereditarono questi temi ripresentandoli sotto forma di detti e racconti, così da dare una certa coerenza e rispondere, inoltre, al bisogno delle comunità di conoscere la propria storia.

Perciò, quando approcci al Nuovo Testamento, non dovresti troppo focalizzarti sulla questione delle esatte parole pronunciate, quanto sui temi che vi si celano dietro. Alcuni di questi cominciano a delinearsi con Giovanni detto il Battista (e qui intendo il Giovanni Battista storico, come è descritto da Flavio Giuseppe), ma si sviluppano poi totalmente con Gesù Cristo. Ora, una volta individuati questi temi con la ragione e attraverso i principi di cui abbiamo già ampiamente parlato, l’esegesi accademica, la storia, etc., essi devono essere vagliati e confermati dall’esperienza. Ragione ed esperienza ti daranno la risposta. « A quale domanda?» dirai. A quella che già conosci. Con i temi in questione ottieni, o potresti ottenere, la pienezza di vita e la giustizia? In altre parole, se anche Paolo avesse dichiarato di aver solo “sognato” il vangelo, per noi, da un punto di vista filosofico e umano, non cambierebbe quasi nulla. Un'idea, sognata o pensata, è pur sempre il risultato materiale dell'umanità, o se vuoi essere più tristemente scientifico, è comunque il prodotto di un cervello. L'esperienza s'incaricherà di stabilire se sono idee che liberano davvero l'individuo, o se lo continuano a mantenere in uno stato di prigionia. Sii felice.






 
 
 

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