top of page

Fa' ciò che vuoi

  • Walter Amirante
  • 19 apr
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 20 apr

Manifesto per una rivoluzione umanistica

di Walter Amirante



(Giovanni Battista Piranesi, Carceri, 1745)



 
Il mondo che abbiamo conosciuto sta scomparendo – o è già scomparso.

L’Intelligenza Artificiale ha segnato una frattura storica. Non assistiamo ad una semplice innovazione tecnologica, come per i nostri nonni fu la lavatrice o la televisione. È in atto un salto evolutivo. L’umanità ha già vissuto situazioni di sconvolgimento: rivoluzione cognitiva, passaggio all’agricoltura, invenzione della scrittura da parte dei Sumeri, invenzione della stampa, nascita del Diritto, abbandono del geocentrismo, teoria dell'evoluzione, conferma dell’esistenza del mondo atomico, scoperta della Relatività da parte di Einstein. Oggi, fine del patriarcato, invenzione dell’Intelligenza Artificiale e della robotica avanzata.  

Tuttavia, le rivoluzioni del passato non presupponevano la possibilità del collasso sociale e della perdita di senso per una larga fetta di individui. Il tecnico che, negli ultimi vent’anni, ha creduto di essere più importante o funzionale del lavoratore manuale o del latinista, si ritrova ora licenziato e sostituito da chi i calcoli li fa molto meglio di lui. Mentre però la fine del patriarcato rappresenta un'evoluzione positiva, l'IA, se non viene gestita a livello politico, porta al disastro.

Naturalmente, i colpevoli di questa situazione sono in primis gli ingegneri tecnologici, gli imprenditori nel settore tecnologico, il libero mercato (che permette la diffusione indiscriminata dell’IA e della robotica), e la politica, incapace di gestire il problema o che addirittura continua ad ignorarlo. Incredibilmente, le vittime sono gli stessi colpevoli. Ma vittime sono, purtroppo, anche coloro che lavorano nel mondo del calcolo e della tecnologia in generale (quando dico in generale mi riferisco ad es. al cinema, al doppiaggio, alla radio, ai cultural content creators, etc.).

Assistiamo alla vittoria implacabile di Frankenstein.

La verità è che la società capitalistica aveva fatto credere a tutti loro che l’utilitarismo (tecnica = competitività = prospettive lavorative) fosse la strada maestra per la sopravvivenza materiale. Anche le scuole hanno creduto alla favola, modificando drasticamente i programmi di studio, favorendo matematica e tecnologia, e impoverendo il sapere superiore, cioè quello classico. Non solo, il sapere manuale o artigianale è stato pesantemente svilito (dal momento che la scuola indirizza in questi campi coloro che “crede” inadatti allo studio, e non chi ci è naturalmente portato). Il problema è che tutte queste persone e istituzioni hanno fatto i conti senza l’oste, come si suol dire.

Ma noi umanisti, alla favola, non ci abbiamo mai creduto. E non ci crederemo mai.

I lavoratori manuali, i latinisti, gli avvocati, i medici, gli artisti, sono ancora in piedi. Non temono niente e nessuno. Chi crede che anche queste categorie saranno rimpiazzate nei prossimi anni è ingenuo e non conosce la natura umana.

“Va bene, è vero, è sotto gli occhi di tutti. Ma qual è la via d’uscita?” dirà qualcuno.

L’umanità vivrà due fasi.

La prima è la fase di contenimento del male (danni materiali, psicologici, esistenziali – pensiamo per l’appunto a chi lavora con il calcolo, o la tecnologia in generale e che viene rimpiazzato dall’IA, e per conseguenza è licenziato). Questo riguarderà i prossimi mesi e anni.

La seconda fase, nell’opzione ottimistica, è quella che prevede la nascita di una Società filosofica, dove ognuno, affrancato dal lavoro, sarà libero di essere, finalmente, ciò che vuole – di fatto è l’idea di Rabelais su scala planetaria: il mondo sarà una grande Abbazia di Thélème. Questo riguarderà i prossimi secoli.

Nella prima fase, tutti coloro che hanno svolto studi solidi, cioè classico-umanistici, e quindi gli avvocati, gli psicologi, i filosofi, avranno la missione di difendere e aiutare le vittime dell’IA e della robotica. I pedagoghi/insegnanti avranno il compito di formare persone sensibili e quindi intelligenti: la generazione futura. I politici, con una formazione solida, saranno costretti a fare vera politica. Potrebbero, ad es., regolamentare drasticamente l’uso dell’IA trasformandolo davvero in uno strumento utile a servizio delle persone, e varare nuove leggi sulla tutela del lavoro. Mentre i poeti e gli artisti continueranno a sublimare i dolori e le gioie dell'umanità attraverso la creazione. I letterati, assieme ai poeti, formeranno le nuove generazioni di artisti.

Questa sarà la vera élite - come, d’altra parte, è sempre stato.

Anche la categoria tecnica degli imprenditori andrà difesa. Essi sono a rischio, perché chiunque con l’IA e i Robot può inserirsi nel mercato del lavoro e così generare una competizione selvaggia (molto più selvaggia di quanto si possa immaginare). Compito della politica e dei filosofi sarà di capire come gestire tutto ciò. Al contrario, bisognerà condannare quegli imprenditori responsabili dei licenziamenti, i quali, per mero profitto egoistico, hanno sostituito i propri dipendenti con l’IA. Per loro andranno pensati programmi di rieducazione emotiva. Noi vogliamo, infatti, imprenditori umanisti, cioè sensibili.

In questa fase vi sarà un ritorno alle vere relazioni sociali e all’autenticità (materiale e umana). Probabilmente l’artigianato e l’arte vivranno un nuovo periodo d’Oro, come accadde in Olanda nel XVII secolo. Non dico che questi aspetti verranno realizzati totalmente, ma vi sarà comunque un forte incremento, una direzione che preparerà la seconda fase. Gli architetti avranno un ruolo cruciale nella realizzazione di spazi autentici, duraturi, armoniosi, estetici; tuttavia, se non torneranno ad essere artisti, perderanno la loro specificità - e se la politica non agisce, perderanno anche il lavoro. I tecnici costruttori dovranno tornare ad essere a servizio degli architetti, e non il contrario.

La scuola dovrà essere, per tutti, umanistica. Anche chi deciderà di proseguire con studi tecnici, nei suoi corsi dovrà comunque continuare a studiare filosofia, letteratura, arte. Non è una questione di quantità conoscitiva, ma di qualità umana. Chi è bravo nel fare calcoli algebrici non è intelligente, è semplicemente una buona calcolatrice. L’intelligenza è direttamente proporzionale alla sensibilità. La sensibilità umana si sviluppa grazie allo studio umanistico. Questo studio forma gli individui, quindi le famiglie e la società, le quali, a loro volta, daranno l’esempio alle nuove generazioni, esattamente come gli austriaci fanno con la musica, la cui pratica familiare e sociale si tramanda di generazione in generazione.

La sensibilità ci mette in relazione profonda con l'altro; l'intelligenza ci permette di cogliere i nessi nascosti delle cose (intelligere, rendersi conto, accorgersi, percepire; intueri, guardare attentamente, etc.). Sensibilità e intelligenza sono due facce della stessa medaglia. Entrare, infatti, in relazione profonda con l'altro e con le cose significa non fermarsi davanti alle apparenze - l'intuizione è invece una forma molto sviluppata di sensibilità e intelligenza, quando cioè capiamo subito la realtà al di là della rappresentazione.

Il modello per questo tipo di scuola non è rappresentato dal liceo classico, il quale si è dimostrato incapace di formare generazioni sul piano umanistico. Spesso chi frequenta questo liceo lo fa per tradizione familiare, quindi per imitazione, oppure spinto dall'arrivismo sociale (sempre sotto pressione genitoriale), o ancora perché a scuola è un bambino adattato che svolge bene i compiti e utilizza meccanicamente la memoria. Raramente chi frequenta questa scuola ha una vera passione per questo tipo di studi, anzi, spesso detesta il greco e il latino, e dopo il diploma abbandona completamente queste lingue, nonché la cultura classica in generale. Sebbene rappresenti, al momento, la migliore scelta, i metodi del liceo classico sono ormai obsoleti e pericolosi.

Filosofi e pedagoghi dovranno occuparsi di costruire un liceo umanistico unico per tutti (anche la scuola elementare potrebbe chiamarsi liceo), con tre ramificazioni, in cui si potrà decidere, ad un certo punto, se continuare gli studi classico-artistici, tecnico-scientifici, o manuali. Chi sceglie l'indirizzo tecnico o manuale, come già detto, continuerebbe a studiare arte e letteratura, sebbene con ore ridotte. In ogni indirizzo si dovrà studiare anche psicologia, e ogni studente avrà a disposizione un vero psicologo che lo segue, nel caso ne sentisse la necessità. Si faranno, di tanto in tanto, anche test sulla personalità, come per gli astronauti della NASA (Process Communication Model), questo perché le classi in genere sono molto numerose e non è dunque possibile seguire il singolo come lo si vorrebbe.

La donna ha un ruolo principale, poiché l'era dell'IA e di contenimento coincide con la fine del patriarcato e di tutte le sue aberrazioni. Il mondo è delle donne. Gli uomini devono fare un passo indietro, favorire questo salto evolutivo, e rinunciare per sempre al delirio del bambino-principe, o peggio imperatore - il cui potere, oltre ad essere grottesco e pericoloso, è pure immeritato.

La seconda fase sarà di affrancamento dal lavoro. Vi sarà un reddito universale per tutti, oppure ogni individuo avrà due identità, umana e digitale. L’identità digitale è l’IA che lavora al posto dell’individuo e produce reddito. La politica dovrà incaricarsi di guidare l'umanità verso questa nuova fase, considerando sempre l'IA come strumento di benessere, e non di malessere pronto a distruggere le persone. Nascerà dunque una Società filosofica, perché ognuno dovrà rispondere alla domanda delle domande: che cosa devo fare per rendere la mia unica vita piena, libera, e autentica? Qui non mi riferisco soltanto all’autenticità materiale o relazionale, ma esistenziale. L’autenticità che riguarda il singolo.

Essere se stessi.

Questa sarà la chiave dell’enigma esistenziale. Come ho avuto già modo di scrivere altrove, tutto ciò implica: l'uscire dalle tenebre che impediscono di vivere pienamente, di amare, di essere amati e riconosciuti per quel che si è. Non dimostrare niente a nessuno. Realizzare se stessi, le proprie capacità, liberamente, autenticamente, solo perché è giusto, bello, perché fa parte di te. E mettere tutto ciò a servizio del prossimo, aiutare gli altri ad essere liberi. E aggiungerei gli obiettivi di Eric Berne: vivere con consapevolezza, spontaneità, intimità.

Essere se stessi, essere autentici, è oggi il destino di pochi ; ma un domani sarà la realtà di molti.
 

 
 
 

Commenti


© 2023 by Walter Amirante. Proudly created with wix.com

bottom of page